Lunedi, 25 Settembre, 2017

Buoni Pasto:ok cumulo 8 ticket per spesa

Buoni pasto come moneta corrente linee per utilizzare i nuovi ticket Le nuove regole sui buoni-pasto
Lucrezia Musilli | 09 Settembre, 2017, 03:03

Dal 9 settembre 2017, cambiano dunque le norme che regolano l'utilizzo dei buoni pasto, strumento di pagamento che viene elargito dalle aziende ai dipendenti, diventa di proprietà del lavoratore che lo percepisce e non è trasferibile.

Il datore di lavoro potrà dare tanti buoni pasto quanti sono stati i giorni lavorati (e in cui, nel caso ci sia, il lavoratore non ha usufruito del servizio mensa, non di più). Dal 9 settembre, invece, sarà possibile pagare con più buoni pasto in un'unica transazione, per un massimo di otto unità.

Secondo i dati forniti dal ministero, i buoni pasto sono usati da almeno 80mila aziende come "servizio sostitutivo di mensa" per almeno 2,5 milioni di lavoratori, la maggior parte dei quali impiegati nel settore privato. A patto che si utilizzino per l'acquisto l'acquisti di articoli alimentari. "Poterli 'spendere' per la spesa agricola o per i pasti agrituristici negli esercizi che aderiranno, può essere cosa gradita ai produttori ed ai consumatori". Fino a oggi si poteva utilizzare un solo ticket al giorno, mentre da domani saranno spendibili fino a otto buoni pasto al giorno. "Sono inoltre utilizzabili esclusivamente per l'intero valore facciale".

I buoni pasto infatti, si legge nell'articolo 4 del decreto, "non sono cedibili" né "commercializzabili o convertibili in denaro" e sono "utilizzabili solo dal titolare".

Per poter utilizzare il buono pasto questo dovrà, infatti, essere datato e sottoscritto dal titolare: sarà presente uno spazio riservato all'indicazione della firma del lavoratore titolare e per indicare la data di utilizzo.

"Al contrario tale soluzione di pagamento deve essere estesa non sono a supermercati, mercatini, agriturismo e spacci aziendali, ma in tutti gli esercizi commerciali, in modo da incrementare i consumi e sostenere le famiglie nei loro diritti patrimoniali, e i buoni pasto devono essere calcolati anche ai fini di pensioni e trattamenti di fine rapporto, essendo diventati nel tempo una quota fissa dei redditi familiari", conclude Rienzi.

Il decreto MISE stabilisce che il valore di ogni singolo buono è da intendersi comprensivo di IVA al 10% per la somministrazione al pubblico di prodotti alimentari e bevande.

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