Lunedi, 25 Settembre, 2017

Tutto quello che sappiamo sul caso della bambina morta di malaria

20170907_161841_3C013915 Il parassita è lo stesso, il temibile Plasmodium falciparum. Ora bisognerà
Bindo Vilardo | 07 Settembre, 2017, 10:35

Ecco le dichiarazioni della direttrice dell'unità operativa di pediatria dell'Ospedale di Trento...

Dopo il caso di malaria che ha coinvolto la piccola Sofia, la bambina trentina di 8 anni giunta all'Ospedale di Brescia in condizioni disperate, è doveroso riportare cosa dicono gli esperti a proposito di questa malattia, quali le modalità di trasmissione, i sintomi e la profilassi. "Di questo si sta occupando l'Istituto superore di sanità".

Le due affermazioni non sono pertanto in contraddizione: è pacifico che ci possono essere persone immigrate che abbiano contratto la malaria, ma è altrettanto chiaro che la malaria non si trasmette per contatto. Le è stata diagnosticata una faringite: per una bambina che non ha fatto viaggi all'estero, non si poteva immaginare la malaria. Ma come? Questo è l'altro dubbio che dev'essere chiarito. Trascorso il periodo di incubazione, di solito circa 10 giorni dalla puntura della zanzara infetta, compaiono febbre alta, mal di testa e un diffuso torpore che peggiora di ora in ora. La malaria si contrae dunque solo nei luoghi in cui è presente la zanzara anofele: si tratta soprattutto dei paesi dell'Africa sub-sahariana, oltreché nel Centro e Sud America e nel Sud-Est Asiatico. Anche la stessa dirigente del reparto pediatria Annunziata Di Palma.

Sofia, mentre trascorreva le vacanze sulla riviera veneta a Bibione, lo scorso 13 agosto aveva avuto un esordio di diabete infantile ed era stata curata subito negli ospedali di Portogruaro e poi di Trento, dal 16 al 21 agosto.

Domani gli ispettori del Ministero della Salute saranno a Trento per affiancare l'assessorato provinciale nell'indagine.

Rimane in piedi l'eventualità dell'errore clinico, di un contagio sangue-sangue avvenuto con la strumentazione medica.

La Procura di Trento indaga per omicidio colposo contro ignoti in seguito alla morte di Sofia, una bambina di Trento. Terzo punto da verificare, se gli elementi che è possibile raccogliere lo consentiranno, è come sia avvenuto il contagio, quindi se attraverso strumenti utilizzati per le cure o a causa della puntura di una zanzara. In un momento in cui si stanno cercando risposte, una delle poche cose certe è che non è da ricercare nel fenomeno dei richiedenti asilo la causa della morte della piccola Sofia. Questo strumento, forando il dito del paziente, permette la fuoriuscita di una piccola goccia di sangue che istantaneamente viene analizzata, con la restituzione immediata del livello di glucidi. Il ricovero risale a qualche giorno fa, ma la notizia è trapelata soltanto nelle ultime ore.

"Il contagio - spiega - era legato al malfunzionamento di un apparecchio poi sostituito, non all'inadempienza o al cattivo uso fatto da qualche operatore". Poi con il miglioramento delle condizioni igieniche e le bonifiche le zanzare del genere specifico sono state distrutte", zanzare quindi "eliminate. Le ipotesi al vaglio sono relativa a una possibile zanzara rimasta nascosta nei bagagli dei due fratellini o a una zanzara autoctona. "Per quel che riguarda il caso descritto nell'articolo - conclude - lo confermo, è stato verificato e pubblicato". Del gruppo faranno parte anche esperti di malattie infettive e tropicali ed esperti dell'Istituto Zooprofilattico. "Certo, questo caso lo conosco bene". Si chiama Plasmodium falciparum ma non è l'unico ceppo a portare la malaria, come ha spiegato la direttrice. Chi appoggia questa tesi, ovviamente, sostiene che le Anopheles abitino alcune aree della nostra penisola.

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